Michele Santoro ha concluso ieri sera la seconda puntata di Servizio Pubblico, il suo nuovo programma di approfondimento giornalistico. Da settimane questa trasmissione viene accostata ad aggettivi come “rivoluzionaria” o “ultra-moderna“. Ma lo è per davvero?
L’andare in onda su uno svariato numero di reti locali non è rivoluzionario! Lo faceva già Berlusconi – sì, proprio lui!! – alla fine degli anni ’70 con quella che poi sarebbe diventata Canale5. Lo streaming internet non è una novità. Tutti i programmi della RAI sono in streaming – 24 ore su 24 – anche se solo per l’Italia. Allora cosa è rivoluzionario di questa trasmissione?
Sarà forse l’interazione tra lo studio e i social network? Ma piazzare due sondaggi su Facebook e poi farne il live-tweet non è interagire con il pubblico della rete! L’hashtag su Twitter non si nega a nessuno! Qualcuno ricorderà la spassosa serata – a causa degli ospiti invitati in fretta e furia dal povero Vianello – di commenti su #Agorà quando Steve Jobs morì.
C’è da dire che la materia “internet” è trattata con il solito paternalismo italico. Da sempre se ne occupa Giulia Innocenzi, che evidentemente ha la colpa di essere troppo giovane e quindi non ritenuta all’altezza di andare per strada a fare delle inchieste, ma deve starsene in piccionaia e far parlare i ‘ggiovani per una manciata di minuti. E’ dalle prime apparizioni in Annozero che penso il suo rulo sia deprimente, una mancanza di fiducia che probabilmente non merita. Soprattutto quando le inchieste vengono condotte da giornaliste con evidenti problemi di dizione.
Bisogna aggiungere però che l’ospite invitato da Giulia ieri sera – un certo Claudio Messora, blogger - si è prodotto in un intervento a dir poco imbarazzante. Se lo avessero lasciato parlare ancora due minuti – dopo averci fatto capire che il governo italiano è stato imposto dal Nuovo Ordine Mondiale – sono sicuro se ne sarebbe uscito con il signoraggio bancario, i rettiliani, gli alieni, le scie chimiche e le profezie dei Maya. Sia chiaro, io sono convinto che la Innocenzi ci sappia fare, solo che ultimamente ha preso una brutta inclinazione sensazionalistica/complottistica.
La rivoluzione è sicuramente essersi messi contro il sistema costituito. L’aver portato una trasmissione di successo fuori dai canali istituzionali, l’averla resa fuori controllo. Libera? Se fossi un complottista inzierei con una filippica sugli spot pubblicitari, di come questi siano in veri padroni del programma. Ma non lo farò, perché non lo credo.
L’intervista a Fini-faccia-di-bronzo è stata surreale. Si è permesso di criticare le leggi approvate in diciassette anni da Berlusconi, dimenticando che lui ne era il braccio destro, fino a quando gli è convenuto.
Inizio un po’ fiacco, soprattutto quando Travaglio – che ricicla un po’ troppo i suoi pezzi già pubblicati. Impigrito – e Feltri si davano incredibilmente ragione. Poi l’accelerazione, con i servizi sui problemi reali, quelli del lavoro, dello sviluppo e della produttività, che mostravano un paese fermo da almeno un decennio. Un paese sulle gambe. Gli interventi alla Ballarò con il professore di economia non facevano altro che rendere più cupa la situazione.
Finale con Vauro. Confesso: le vignette a inizio trasmissione non erano un granché, quelle alla fine invece erano eccezionali.
Nel complesso, il programma è buono, ma necessita di molti miglioramenti, soprattutto nel ritmo. E auspicherei un ruolo diverso per Giulia Innocenzi. Basta confinarla in piccionaia con i ‘ggiovani che usano i computer e internet!