Se un uomo vuole familiarizzarsi con la reale storia del mondo, con lo spirito del tempo, non deve andare prima alla state-house o alla court-room. Il sottile spirito della vita deve cercarsi in fatti più vicini. È ciò che è fatto e sofferto in casa, nella costituzione, nel temperamento, nella storia personale, ad avere il più profondo interesse per noi. (Ralph Waldo Emerson)
Vorrei scrivere un inutile commento sulle ultime elezioni italiane. Qualcuno si è stupito, qualcuno protesta, qualcuno si chiede come sia possibile che per la terza volta in quindici anni Silvio Berlusconi sia stato scelto – a larga maggioranza – per guidare il paese. Tempo sprecato. Berlusconi ha vinto semplicemente perché lui, a differenza di tutti gli altri, incarna l’ideale di italiano per la maggioranza dei cittadini del nostro paese. Punto. Per decenni, statisti, intellettuali, letterati si sono profusi nel tentativo di forgiare il “cittadino italiano”, andando incontro a cocenti sconfitte. Un secolo e mezzo è passato da quando Massimo D’azeglio pronunciò la frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, ancora non ci si è riusciti. Nemmeno venti anni di dittatura fascista hanno avuto alcun effetto, con grande scorno del duce.
Gli italiani sono, sono stati e saranno quelli dei mille comuni, delle città in guerra tra loro, dei “quartieri” della stessa città in lotta tra loro, un enorme Palio di Siena. Nel cuore e nella testa della maggioranza degli italiani vi è l’interesse particolare, c’è l’uovo oggi e lamentarsi della mancanza della gallina il giorno dopo. Vi è quel misto di ammirazione e diffidenza verso gli uomini di cultura, di scienza, di comando, di ingegno. Vi è la deferente sottomissione al potente di turno, nella cinica speranza di guadagnarci qualcosa. Vi è la totale assenza di senso dello stato, frutto di secoli di accoglienza di invasori stranieri al grido: ”Francia o Spagna, purché se magna!”.
Berlusconi ha capito che gli italiani diffidano di quelli che appaiono più intelligenti e brillanti di loro. Si presenta come una persona normale che è riuscita ad avere successo. A chi contesta il modo, viene risposto che “lui è stato più furbo”. E’ l’apoteosi del parcheggiare in doppia fila, del viaggiare sulla corsia preferenziale quando tutti sono bloccati nel traffico, di Totò che vende la Fontana di Trevi. Chi predica la
legalità, il rispetto della cosa comune viene guardato come un picchiatello. Molta più fortuna hanno i proclami contro i magistrati/inquisitori, il “che male c’è a evadere le tasse?“, l’esaltarsi per l’annuncio della cancellazione dell’ICI o del Bollo Auto. Nessun progetto, nessuna idea troppo elaborata, solo il godere del presente, del perseguire il vantaggio immediato, tanto in futuro si può sempre protestare. Il tutto concentrato in una persona di aspetto medio che non appare imbalsamato come la maggior parte dei politici, che ha anche il coraggio di raccontare barzellette sconce in pubblico e riderne di gusto. Perchè all’italiano piace non sentirsi inferiore. Berlusconi rappresenta quel tifoso che di fronte al giocatore avversario infortunato a terra, si alza e urla “devi morire!”, mentre gli altri rappresentanti politici rappresentano quello che sta li a ripetere “speriamo non si sia fatto nulla perchè la bellezza del gioco è che tutti i campioni si sfidino pugnacemente ma con correttezza“. Un’altra marcia, non c’è dubbio.
Questo mio non vuole essere una esaltazione dei Veltroni o degli altri candidati. Lungi da me accostarli a coloro che hanno illustrato il nostro paese – Leonardo, Michelangelo, Dante, Garibaldi, Mazzini, ecc. - con il loro genio. Il problema è che si rivolgono a un paese che – nella sua maggioranza – non esiste! Il loro comportamento è simile a quello di certe donne che si mettono in testa di cambiare il proprio compagno, cercando di plasmarlo secondo i loro gusti, lamentandosi poi del fallimento. Non funziona e non funzionerà, a meno che la maggioranza degli italiani sparisca o venga teletrasportata su un pianeta lontano. E non saremmo comunque al sicuro.
Concludo con qualche piccola annotazione. La scomparsa dei partiti della cosidetta Sinistra Radicale è un bene per il paese se questo porterà all’azzeramento dei suoi vertici. Se alla prossima tornata elettorale i vari Diliberto, Pecoraro Scanio, Salvi, Mussi, ecc. avranno il coraggio di ripresentarsi, sarà stato tutto inutile e la sinistra/sinistra sarà costretta nuovamente alla sconfitta. L’affermazione del PD lascia sperare che nel nostro paese possa nascere una vera forza riformista; la strada è stata imboccata, bisogna aver cura di non gettar via ciò che è stato costruito finora. L’imbarazzante risultato dell’UDC e la quasi-sparizione dei fascisti dell’ultra destra – sia quelli con il manganello, sia quelle in tailleur – potrebbe portare alla creazione di un vero partito moderato e la nascita di un partito conservatore. La presenza di Berlusconi è palesemente un freno a ciò, ma per fortuna nessuno è eterno su questa terra.
Per chi non riesce a darsi pace, un solo consiglio: cambiate paese! Ce ne sono tanti molto più civilizzati del nostro.
Mercoledì, 16 Aprile 2008 at 20:47
SOno d’accordo in pieno con quello che hai scritto, non aggiungo altro perchè io ero nella schiera delle persone che ancora si chiedono “perchè” senza riuscire a darsi una risposta evitando il mal di fegato. Questa è l’Italia e gli italiani, completamente diversi e lontani mille miglia da come mi sento e da come vorrei che fosse il mio paese.
Se c’è una speranza forse ci sarà fra 20 anni, fino ad allora passeranno altri 2 berlusconi(sempre che non viva in eterno come Andreotti..nessuno se lo augura!)ed altre 3 sinistre completamente inutili.