Ne avrete sicuramente sentito parlare, si tratta dell’ultima fatica partorita dalla mente geniale di JJ Abrams, inventore di Alias e LOST.

Premetto che il film mi è piaciuto molto. Pieno di ritmo, ben studiato e ben girato. Non era facile dato il soggetto per niente originale, ma il non esser costretto a vedere un altro Godzilla è stato di gran sollievo. Le fonti di ispirazione sono diverse; dai classici della fantascienza come La Guerra dei Mondi e L’Invasione degli Ultracorpi fino ad Alien. Mi soffermo sui primi due; mentre questi rappresentavano metaforicamente la paura dell’Unione Sovietica e della penetrazione del comunismo Odette Yustman

all’interno della società americana, in Cloverfield, il messaggio centrale è l’insensata distruzione portata da un qualcosa di misterioso e incomprensibile, che all’inizio si intravede solamente. Una creatura che “qualsiasi cosa sia, sta vincendo lei!”, ovvero un chiaro riferimento al mondo contemporaneo, sempre più violento e preda delle barbarie, ancor prima che un dovuto, banale e fortunatamente non troppo accentuato, ricordo dell’attacco terrorista alle Torri Gemelle. Il metodo di ripresa rimanda a quello usato in The Blair Witch Project. Li i tre giovani videoamatori – Joshua, Heather e Michael – documentavano la loro ricerca nella foresta di Burkittsville, così come Hud viene incaricato di filmare la festa di addio di un suo amico in procinto di andare a lavorare per una azienda giapponese, finendo per registrare “altro”. Piccola notazione personale; mi chiedo dove abbia comprato quella videocamera che ha resistito senza nemmeno un graffio a cadute, schizzi e combattimenti. Per non parlare della batteria “al plutonio” di cui era equipaggiata.

Il finale è quanto di meno americano ci si potesse attendere. Chi si aspettava Will Smith che prende a pugni un alieno e poi si accende il sigaro in segno di vittoria, rimarrà deluso. Uscendo dalla sala pensavo che molto probabilmente verrà girato un seguito. Soprattutto perchè chi ha avuto la pazienza di aspettare la fine dei titoli di coda, avrà sentito  Cloverfieldun messaggio disturbato. Ascoltato per dritto si ode: ”Aiutateci!”, mentre al contrario – non chiedetemi come abbiano fatto – si può percepire un sinistro: “E’ ancora vivo!”. Leggo su internet che gli autori stanno pensando a un secondo capitolo, affermando che “quella potrebbe non essere l’unica testimonianza girata durante la serata”. Pensandoci bene, ripassare gli eventi da un’altra prospettiva sarebbe interessante, lungo le stesse ore un po’ meno.

Marketing virale. Il film – girato segretissimamente – non aveva nemmeno un titolo; Cloverfield pare sia stato scelto per puro caso. Gli autori hanno messo su una sorta di caccia al tesoro tra gli appassionati, i quali riuscivano sempre a scoprire il nuovo titolo scelto. Mesi prima dell’uscita nelle sale, la rete è stata invasa da siti internet, i protagonisti hanno aperto delle pagine fitizzie sull’orrido myspace - il cui ultimo aggiornamento risale al 18 gennaio, data di uscita del film in America – oppure siti personali il cui accesso era impedito da password che andavano cercate in giro. Un vero e proprio coinvolgimento totale, una fidelizzazione che – visti i risultati al botteghino – ha pagato in pieno.

Chi, come me, è appassionato di LOST non avrà potuto fare a meno di collegare questa campagna con Cloverfield - Dharmale due Lost-CloverfieldExperience. D’altronde i collegamenti con LOST sono molteplici. Per esempio, all’inizio del film appare per qualche secondo il logo della Dharma in basso a destra. Oppure uno dei protagonisti ha rapporti diretti con una misteriosa azienda giapponese produttrice della bevanda Slusho! - già vista in Alias - che ricorda da vicino le industrie Widmore e Hanso Foundation conosciute nel serial tv.

Concludo con una riflessione sulla locandina. La Statua della Libertà decapitata è allusione della brutalità cieca dei tempi moderni. La testa che, volando, sbatte sui palazzi e finisce sulla strada, tra le macchine parcheggiate e la gente nel panico, può essere interpretata come metafora del senso di impotenza e smarrimento di fronte alle sfide del mondo contemporaneo. Smarrimento soprattutto dei valori fondanti della cultura occidentale - democrazia, rispetto, uguaglianza, libertà - sbiaditi dalla progressiva rimozione degli orrori della Seconda Guerra Mondiale e dall’inconscio rilassamento dovuto alla fine della Guerra Fredda. Il bisogno del protagonista di filmare la distruzione della città, oppure le persone che riprendono la testa della statua con i telefonini, sono il ritratto di una società che filtra se stessa attraverso mezzi tecnologici sempre più sofisticati, dove la comunicazione ha cambiato definitivamente forma, diventando stabilmente orizzontale e diffusa.